17 mar 2017

Migranti e L'Italia degli intellettuali (e non solo)

Questa è una risposta ad una serie di commenti ad un mio post su FB che il sito non vuole pubblicare per chissà quale algoritmo di identificazione ideologica!

ecco il testo da inserire:

Mi consento di andare giù un po' duro.
Il fatto che si possa dimostrare che il tizio abbia preso notizie da fonti varie, che il fenomeno è gestito da ONG etc. non cambia molti degli aspetti fondamentali del fenomeno:
- una maggioranza silenziosa (si diceva così una volta vero?) che avverte un disagio crescente tra la logica umanitaria imperante e stringente, nel senso che i termini del ragionamento portato solo in direzione della contingenza urgente degli interventi di salvataggio SEMBRANO corretti e non lasciano spazio a contradittorio senza apparire egoisti e xenofobi (vedi più avanti per la xenofobia)
- una quantità di migranti che sta aumentando proprio per le garanzie di soccorso prestate dalle organizzazioni umanitarie straniere e (strano) dalle unità della Marina Militare (dello stato Italiano, unico governo che agisce in prima persona)
- qualsiasi agenzia può leggere i dati e trarre le conclusioni che desidera (e soprattutto, che più le fanno comodo) e che possono essere in contraddizione con le conclusioni di altre, tratte dagli stessi dati.
- Sbarchi solo sul territorio italiano (non si sente di sbarchi in Spagna, ben più vicina ma assolutamente non incline a fornire aiuto)
- xenofobia non strisciante, ma ormai patente, non solo tra gli italiani ma anche tra le popolazioni che sbarcano. Stiamo imbarcando popoli che non ci amano perché non ci possono amare: non esiste nessuna popolazione in nessun momento storico in nessuna parte del mondo, che abbia amato un popolo diverso con cui si fosse mescolato e trovato a condividere spazi, mercati e a confliggere per punti di vista, ideologie e soprattutto religioni, basta leggere la bibbia per avere conferma antica quanto la tradizione.
Sicuramente non soffrono di xenofobia l'aristocrazia, i benestanti, i singoli, i viaggiatori, i turisti, i mercanti, i cani sciolti, coloro che vivono isolati senza una propria comunità con cui identificarsi, coloro che non hanno famiglia e vivono da individui, insomma chi è senza o non ha bisogno di un'identità sociale a cui fare riferimento per avere la garanzia istintiva verso la sopravvivenza propria e della propria progenie o del proprio gruppo di appartenenza; sarebbe giusto non essere xenofobi, ma questo non è per tutti, anzi per molto pochi; a quei gruppi si aggiungano le minoranze etniche senza capacità contrattuale: quando sono disperse e si sentono deboli rispetto al paese dove vivono, sono docili (salvo poi diventare aggressive e pericolose quando il numero aumenta sufficientemente). In tutti gli altri casi la territorialità è comunque presente, che lo si voglia o no e questa è legata al fenomeno della xenofobia, salvo un lavoro capillare e costante di acclimatazione tra le diverse culture (lavoro che in Italia manca del tutto, anzi lo troviamo così uncorrect che probabilmente nessuno nemmeno si sogna di proporlo). Un caso eclatante (non dimostrato)? Si sussurra che nelle valli isolate della provincia di BZ, l'intolleranza verso gli italiani da parte della componente di lingua tedesca giovane sia aumentata dopo la fine della leva obbligatoria che permetteva appunto ai giovani dei vari gruppi culturali di vivere assieme un anno e scoprire le affinità.
- è inutile fare dichiarazioni che sul piano razionale si muovono in una direzione (la multietnicità, l'accoglienza etc.) quando, data la situazione economica (si veda più sotto), le tensioni emotive del popolo autoctono stanno salendo sia a causa della sensazione di invasione ma anche - non meno importante - per il fatto che si ha la netta sensazione che per l'accoglienza vengano spesi più soldi che per i giovani o per l'aiuto alle famiglie.
- Senza parlare delle tensioni di chi arriva, di quali sono le profonde ragioni che hanno mosso molti dei migranti nel venire qui. Per molti - sono propenso a credere - non sono diverse dall'idea di avere un territorio da conquistare e da cui ricavare il massimo profitto (una specie di Far West), cosa sacrosanta se non fosse che la loro cultura sociale è completamente diverso dalla nostra e molto poco incline a fondersi con la nostra, soprattutto da parte di coloro che stanno arrivando ora, in massa, alla ricerca di un Eldorado, molto diversi da coloro che sono arrivati in anni passati. Il loro punto di vista sul significato della vita è sicuramente molto diverso dal nostro, noi siamo concentrati sulla nostra bontà nell'accoglierli, nel politically correct, loro penseranno probabilmente ad un nuovo futuro da conquistare in un paese di gente molle e svergognata: loro vengono dalla guerra, dalle donne velate che in gran parte stanno in casa! Noi siamo dei debosciati per come viviamo, per come le nostre donne si comportano etc. etc. non voler vedere e tenere conto anche di queste cose vuol dire comportarsi come struzzi! O forse pensate che loro si faranno conquistare dalle nostre domeniche ecologiche e dalla nostra passione di occuparci di cucina vegetariana, ecologia, social, musica, arte iconografica, visite a città d'arte piene di chiese etc, con il dictat iconoclastico della loro religione? Seriamente pensate che ci integreremo? (Vedi qui sotto per il loro futuro e più avanti per il nostro)
- siamo una nazione senza prospettive economiche (checché ne dicano gli indicatori economici di governo, altrimenti non avremmo così tanti disoccupati e soprattutto sottooccupati nelle fasce tecnologicamente meno avanzate). Stiamo imbarcando popoli a basso skill: cosa gli faremo fare nei prossimi anni? Pulirci il sedere quando saremo più vecchi? Questa è la prospettiva di esserci utili (cara Elena Rossi-Arnaud!)? Se non costruiamo un'economia di media e bassa tecnologia (e nessuno mai ne parla eccetto il sottoscritto, tutti ci sciacquiamo la bocca con "Excellence", Incubatoi, High tech et similia facendo così il gioco delle corporation della finanza delle ventures e della speculazione monetaria), ci prepariamo a renderli schiavi nell'agricoltura o di qualche vecchio/vecchia con l'Alzheimer o a spazzare i cessi di qualche ospedale! O peggio di guidare automezzi pesanti con lo stile di guida di quei paesi, visto che - credo - riconosciamo le loro patenti e il loro stile di guida disinvolto.
- quando non ci saranno prospettive economiche per costoro (non ce ne sono già oggi per noi, figuriamoci per loro - salvo posti da quasi schiavo - ) come saranno le relazioni tra coloro che abbiamo imbarcato e noi? Vi lascio immaginare dove sarà il prossimo Libano, nazione che negli anni '60 e '70 era molto ricca felice e prospera (sennò il buon Felicino Riva perché ci sarebbe andato?). Ciò che noi pensiamo sia oggi un male minore diventerà un male maggiore non solo per noi, ma anche per loro (ma soprattutto per noi! In questo caso mi sento egoista, spaventosamente e a pieno diritto egoista). Come direbbe un guru del pensiero sistemico: le soluzioni di oggi sono i problemi di domani! Allora cosa li traghettiamo a fare? per offrire loro 5 anni di rilascio delle tensioni ma di odio che si alimenta giorno per giorno affogati in un senso di inutilità e sicuramente di precarietà in cui quasi tutti costoro si trovano vivendo in questo limbo italico che non lascia speranze? Per poi rischiare di ripiombarli nel caos di una guerra civile - che non mancherà di arrivare entro qualche anno, se andiamo avanti così - tra loro e noi? perché? non avevamo abbastanza problemi? Si veda a tale proposito l'altro video del giovane a proposito dell'Islam (lo so è anche questo una bufala, come i libri della compianta O. Fallaci e le affermazioni di Magdi Cristiano Allam - ma è vero queste cose non sono vere, sono bufale, tutto ciò che non è pensiero ufficiale di sinistra è bufala!) Islam che ha sicuramente una estesissima maggioranza di persone miti e tranquille ma che ha mescolata anche una piccola ma consitente, efficiente ed ignota minoranza di "brigatisti" che, a differenza dei nostrani del passato che cercavano di portare a casa la pellaccia, sanno di doversi immolare pur di recare danno ai nemici della loro fede, cioè noi! I fatti recenti di Francia e Germania dovrebbero essere un piccolo campanellino di allarme! Ma noi ci concentriamo su cosa fare oggi senza valutare i problemi che stiamo accumulando e che faranno più vittime di quanti ne salveremo nei prossimi sei mesi (ma - direte voi - solo supposizioni! Ok Ipotizziamo!). E questi sono discorsi dai quali non si può prescindere, non fanno parte di un modello della realtà separato, oppure fanno parte di un modello della realtà che voi avete separato e che forse sarà il caso che ricongiungiate: gli eventi e i gruppi di persone che li popolano sono strettamente entangled!
- aiutarli ad atterrare in Italia, incentivando così gli imbarchi e aumentando così il numero dei morti invece che essere duri anche a costo di lasciare naufragare le prossime imbarcazioni e così fermare l'emorragia di persone dall'Africa e quel mercato degli imbarchi semi-sicuri verso l'Europa che continuano a fare migliaia di morti ogni mese (o centinaia, scusate, rettifico perché se no tutto il mio scritto diventa contestabile: ragionate come i Testimoni di Geova, vorrei che ve ne rendeste conto!) è esattamente uno degli strumenti per porre fine a questo mercato degli schiavi, della bontà, del sangue e delle speculazioni economiche su tali eventi.
- proviamo a guardare la realtà secondo uno scenario diverso: da domani nessuno aiuta più gli imbarcati e anzi vengono riportati al punto di partenza, tutti, nessuno escluso: il mercato si ferma immediatamente, così come da molto tempo nessuno si muove in direzione della Spagna!
- ma poi non è finita l'epoca dei rifugiati? ora sono quasi solo clandestini; e poi perché dover garantire loro il massimo della sicurezza? Sarebbe sufficiente una sicurezza semplice quale quella della Tunisia! Perché dobbiamo prenderci carico noi di un problema che affligge endemicamente una parte del mondo con cui storicamente siamo da sempre stati in lotta se non in guerra mortale aperta? Perché non offrire alla Tunisia 5€ al giorno per ogni rifugiato? Ne risparmieremmo 30! (non prenderete sul serio questo! è un paradosso: meglio spendere 35€ che rimangono in Italia che spenderne 5 che vanno all'estero, questa è economia!). Come fermare la speculazione che esiste (è inutile alzare la questione dei Buoni e ignorare che ci sono anche i Cattivi) attorno alla tratta degli immigranti e gli interessati appoggi politici (si fa per dire, meglio: partitici o addirittura di corrente!), di organizzazioni religiose e pseudo ONG che ci girano attorno?

Restano quindi aperti problemi di questo tipo:
- come arrivare a creare una convivenza con popoli che ci odiano, restando coscienti che anche noi non li amiamo certo e non li ameremo mai? Il tutto senza negarci il fatto che non possiamo amarli come invece accade alla gran parte di chi prende una incondizionata posizione a favore delle missioni di soccorso - accade il fatto di negarselo, non il fatto di amare -; negarsi un istinto non può fare altro che renderlo latente e quindi a rischio di esplosione: esplosione che paradossalmente a loro accade più contro i propri concittadini colpevoli di non condividere questa follia e che accade con una violenza che è sempre stupefacente in persone che si dichiarano così pacifiste e "democratiche"! La rabbia, il dubbio, la paura e la "missione per conto di dio" fanno il resto: danno quella arrogante sicurezza da lemming!
- come ri-creare un'economia - che abbiamo distrutto negli ultimi 15-20 anni - che possa dare lavoro e dignità a persone con skill inferiori ai nostri (in molti casi gravemente inferiori), oltre che con un concetto di dovere sociale nel campo del lavoro molto diverso dal nostro (si vedano i casi delle assenze anche prolungate e senza preavviso dal lavoro per ragioni di famiglia che affliggono molti rapporti di lavoro tra imprese locali e neo immigrati) e integrarli così in un sistema che li faccia sentire persone e non armenti allo sbando o - peggio - elemosinanti ai semafori dei tempi passati (avevate notato che essere stati duri a quei tempi aveva bloccato la tratta dei minori?)?
- come fare a creare condizioni e sensazione di legalità all'interno delle comunità immigrate facendo transitare come necessario il nostro senso di responsabilità sociale (se ancora ne abbiamo uno sopravvissuto alle ormai ventennali intemperie politiche, sociali, sindacali e della gestione della Res Publica, pardon "Res Neminis") senso di responsabilità sociale che ormai per noi è - quasi - connaturato, senza diventare vessatori colonialisti etc. e soprattutto senza sentirci tali per volerlo imporre?
Questi sono i problemi seri di cui occuparci ora e fermare l'onda che ci ha già quasi travolti e che, se non fermiamo, sarà di dimensioni e durata tali da non avere più l'energia per affrontare nessuno dei predetti problemi perché tutto il nostro sistema sociale, economico, di redistribuzione della ricchezza e - perché no? - della sicurezza nazionale, sarà stato travolto: allora sarà troppo tardi per tutti, noi e loro assieme a noi.

Siamo una nazione allo sbando dove tutti (la parte rumorosa) chiedono di spendere i soldi di tutti (a fronte di nessun beneficio se non sfavillante - e come tale fugace - e comunque di incerto o più precisamente nullo risultato), perché tanto non sono di nessuno; dove intellettuali - attanagliati da rimorsi da paese post-cattolico che si sente in dovere, da ricco, di dover elargire ricchi premi e cotillon (ma dove ricco, poi?) ma che peraltro non è mai stato realmente colonialista - decidono per le sorti del proprio paese senza fermarsi a valutare le conseguenze a medio e lungo termine di ciò che propugnano, solo perché oggi è importante per il loro ego - sofferente per la sensazione di inutilità nel rapporto Ego Vs Infinito/tutto-il-resto-del-mondo-e-dell'eternità che si subisce oggi - essere e sentirsi tanto social!
Mi viene in mente il video su un argomento non legato ma simile: https://www.facebook.com/bmwillrath/videos/1208942512475485

Il danno sociale, lo scollamento tra la classe autedefinentesi intellettuale e la gente comune, sta in questo: la gente qualunque, anche se lo sente profondamente, non sa esprimere il disagio per la situazione presente a parole e non ha armi dialettiche per esprimerlo e in questo voi intellettuali siete assolutamente sleali e disonesti intellettualmente, perché continuate a ignorare le necessità e l'opinione di altri che non hanno un'arena pubblica come la vostra e una sufficiente capacità di esibirsi (a parte il becero Salvini e qualche altro!), solo e semplicemente perché avete l'arroganza di credere superiori le vostre ragioni rispetto a quelle di chi desidererebbe vedere il proprio paese preservato da tutto ciò! Voi non aprite il dialogo, voi imponete il vostro punto di vista zittendo tutti coloro che sentono di avere un sacrosanto diritto ad una porzione di egoismo da mantenere viva. E il tutto per cosa? per sentirvi superiori? Voi state demolendo ed offrendo pezzo a pezzo la vostra casa per dimostrare a voi stessi - e ad un pubblico che volutamente ignorate essere incerto ma di cui apprezzate il fatto di essere influenzabile/dialetticamente-coercibile - che siete persone migliori, anzi LE MIGLIORI e quindi con diritti e missione quasi divini.
In ogni caso ad ogni elezione democratica il malcontento verso le vostre ideologie oltranziste viene dimostrato con l'avanzare della destra; la cosa ridicola che noto è che quando la sinistra intellettuale parla di tali scornate incolpa i candidati di destra di aver vinto come se fossero arrivati ai seggi per furbizia e non per imbecillità dei partiti opposti che hanno spinto una ingente massa di persone votanti a scegliere un'alternativa a questo caos incipiente! Il fenomeno del nazismo in Germania negli anni '20 e '30 dovrebbe aver insegnato qualcosa, ma sembra di no!
Non abbiate paura! per ogni errore di strategia sociale la storia ne cancellerà i protagonisti come inutilia (scusate la ripetizione) e di loro (forse voi!) non resteranno che gli escrementi e le macerie in cui avranno trasformato tutto ciò che di bello avranno fagocitato! Un mucchio di macerie fumanti proprio di quelle cose di cui vi beate nei vostri viaggi intellettuali (cosa resta di Aleppo etc.?, cosa resterebbe di Roma, Milano, delle splendide pinacoteche, del David etc.?). Un bel futuro per chi non vede altro che il presente!

Ecco perché una delle mie frasi preferite coniata da me è: "Intellettuale? No grazie!" nonostante io sia cosciente di esserlo!

Tutto quanto ho scritto è una mia opinione, sono una voce solitaria, mi considero ancora di sinistra ma non mi sono mai considerato di questa sinistra; questa mia opinione nasce dal fatto di prendere in considerazione aspetti a più largo respiro e immersi in un orizzonte spazio/tempo molto più amplio di quanto normalmente accade e si sente; potreste obiettare che si trova sempre una soluzione, ma posso rispondere che molte civiltà sono scomparse perché non c'erano, perché non le hanno trovate ma molto più di frequente perché non si sono accorte del problema; non vorrei che la mia civiltà fosse proprio fra queste ma temo proprio di sì; non mi basta che qualche altro popolo verrà al nostro posto e continuerà la storia, io non sono una divinità come molti che ho sentito affermare una tale idiozia inconsciamente credono di essere, divinità che sta al di sopra del tempo e dello spazio e osserva le genti che migrano e si fanno la guerra, senza esserne toccato; io ho una vita che terminerà e con delle responsabilità verso i miei discendenti e il mio gruppo sociale!
Prima di tutto verso loro!

01 mar 2017

Medicina ufficiale, Riduzionismo allo stato puro e il test di Ishihara

(Bozza, ma è già interessante!)
Non venite mai a dirmi che la medicina è una scienza: sta solo credendo di tentare di esserlo, ma è talmente indietro per la quasi totalità dei suo adepti da non rendersi conto, proprio per il riduzionismo (Vedi su Wikipedia) da cui è affetta, che la complessità in gioco è tale da poter forse avere un modello matematico di riferimento ma di tale livello e sicuramente così fuzzy da rendere tale disciplina non modellabile praticamente, né riproducibile, come la definizione galileiana di Scienza impone per potersi definire tale; potrebbe tuttalpiù essere osservabile da modello computazionale statistico (che non è propriamente la stessa cosa).
Gran parte del caos (altri direbbero "investimenti") nella ricerca oggi verte-a-creare/spera-di-utilizzare ingenti moli di dati per alzare tanto fumo e far credere che calcolare big data possa generare dal nulla un modello matematico di riferimento (una sorta di analisi di Fourier?). Accade anche di peggio: se un prodotto hard o soft (un tipico esempio sono i farmaci ed in particolare quelli psicotropi, ma il discorso vale anche per altre pseudoscienze con soluzioni sociali o economico/finanziarie) ha un effetto - uno qualsiasi, intendo - su un particolare sistema, si studia come rendere indispensabile quell'effetto sul sistema stesso per poterne sfruttare il potenziale economico e il mercato che si potrebbe venire a creare (mai dimenticare che dietro a tali aziende ci sono grandi fondi speculativi a caccia di utili grandiosi, di cui molti siamo promotori inconsapevoli quando acquistiamo titoli). Non per nulla l'annuario di psichiatria è passato dalle poche pagine degli anni '80/'90 alle molte centinaia di oggi (quando avrà tempo vi troverò i dati), dato il fiorente mercato dei farmaci specifici e i vari simposi periodici hanno delle sponsorizzazioni milionarie.
Il tutto poi è riconducibile problema delle classi P e NP


Lo spunto a decidermi ad accennare a ciò (questa bislacca teoria non nasce da ciò che vado a raccontare, ha fatto nascere solo il desiderio di scriverne qui due righe) mi è nato ripensando al mio pessimo rapporto con il test di Ishiara, quello delle figure qui sotto, che si affronta per il rinnovo della patente: è uno dei tanti esempi di pseudo scientificità di uno dei tanti rami della pseudoscienza medicina accadutimi.
Faccio una premessa per poterne parlare male a ragion veduta: per confermare come il mio sistema vista ed interpretazione delle immagini funzioni bene, da sempre sono stato un killer nel ricomporre i puzzle anche da 5000 (cinquemila) pezzi; una straordinaria capacità di trovare il pezzo giusto memorizzando le nouances di colore dei confini che mi interessava integrare col nuovo tassello; questo la dice lunga sulle mia capacità di percepire i colori e le loro le nouances ed anche di memorizzarle.
Dall'altra parte non sono mai riuscito a vedere i famosi numeri nelle immagini dei testi di Ishihara (oltre la 5° 6° figura) quello usato dalle motorizzazioni per verificare se sei daltonico o meno, per intenderci questo:

Il risultato (è accaduto anche di recente all'ultimo controllo per il rinnovo della patente) è che rischio sempre di essere "bocciato" perché l'oftalmologia continua a credere che la capacità di discriminare i colori della famiglia dei rossi da parte dei coni della retina (o chi per essi) debba NECESSARIAMENTE attivare un pattern neuronale specifico in grado di generare la discriminazione di forma che dovrebbe farmi riconoscere il numero in questione.
Purtroppo per me i miei neuroni sono più interlacciati di quelli di ogni oftalmologo fedele epigono di Ishiara che io abbia incontrato finora e che continua a propormi questo test restando inorridito quando scopre che non sono in grado di risolverlo.

Di fronte alla contraddizione tra Puzzle e Ishihara ho cominciato a fare una valutazione sistemica della cosa e a valutare che l'idea sottostante Ishihara è riduzionismo allo stato puro (si veda il significato di Riduzionista su https://it.wikipedia.org/wiki/Riduzionismo_(filosofia)) e cioè che è una idiozia pensare che la incapacità di percepire le figure nascoste derivi da un'incapacità dei coni etc. della retina di percepire i colori corretti.

Orbene ho formulato un'ipotesi alternativa: se i miei coni non hanno questa capacità di attivare un possibile sottostante sottosistema neuronale/neurale bidimensionale di riconoscimento delle immagini limitatamente al pattern dei rossi (o anche dei verdi) per ricollegarlo a pattern noti non-solo-rossi (ad esempio i classici caratteri di stampa solo neri), forse è solo una questione di apprendimento del mio sottosistema neuronale che resta isolato da altri (quello capace ad esempio di riconoscere i caratteri da stampa in monocolore), e forse è solo questione di esercitarlo un po' ad estendere la sua capacità di connessione o forse, vista l'intelligenza degli oftalmologhi incontrati, di ridurlo ad attivarsi anche in presenza della sola eccitazione dei coni del rosso.
S
to quindi iniziando da qualche giorno a provare ad esercitarmi al test di Ishihara nei vari livelli e con mio immenso divertimento, sto scoprendo che non solo riesco a vedere i numeri (per il momento solo delle prime 8-10 tavole e di qualche altra qui e là), ma posso vedere - se lo desidero e mi resetto in pochi istanti, come si fa con immagini di questo tipo
FrogHorse- i colori da vista normale e da vista daltonica, a mia scelta!
Allora gli oftalmologi incontrati (oftalmologia => Medicina => Scienza, un sillogismo che non esiste!) non hanno ancora capito che il riconoscimento delle immagini non avviene nell'occhio, ma più probabilmente (almeno così sembra da recenti studi svolti negli ultimi 4 secoli!) che avvenga nel cervello!
Eppure si ostinano a pensare che io sia daltonico solo perché non risolvo Ishiara o perché non so decidere se inserire alcune tonalità di turchese tra gli azzurri piuttosto che tra i verdi chiari. La loro opinione è legge, questo è ciò su cui si basa molta della medicina odierna!


... e poi, perché esercito la mia neurologia a leggere i numeri di Ishiara? Non voglio mica un cervello che funzioni come quello di un oftalmologo!

24 mar 2015

Il conato di Jobs Act

Sto leggendo il Jobs Act e già dalla prima pagina sono rimasto inorridito, schifato e stupito dal modo con cui chi ha scritto tale testo considera la relazione Cittadino-Stato per quanto attiene al lavoro: noi, e lo si evince dai termini usati in tale testo, non siamo più in uno stato di diritto in cui i cittadini esercitano il loro diritto ad essere tali con l'esprimere le proprie capacità e il proprio senso di libertà e autodeterminazione anche attraverso un'attività produttiva, ma siamo diventati uno stato clientelare, feudale ed assistenziale dove il lavoro non è parte della vita di una persona ma un elemento di sussistenza che viene erogato da qualcuno e di cui lo stato si incarica per controllarne modi e limiti con cui esso viene "somministrato".
Questo è il termine che mi ha scandalizzato, il fatto che il lavoro possa anche solo in una delle sue forme, essere "somministrato", come fosse una nuova medicina sociale e non invece un'attività legata al senso di indipendenza e di autodeterminazione che dovrebbe essere il cardine dell'identità di ogni cittadino in uno stato moderno che voglia definirsi democratico!
Mi scandalizza il fatto che il lavoro si trasforma in una materializzazione spersonalizzante della relazione stessa tra chi ha bisogno di aiuto per la propria attività e chi lavora; mi scandalizza il fatto che tale termine sottenda una qualche forma di disponibilità-a-magazzino da parte di chi ha del lavoro da dare e relativi soldi degli stipendi e, sul fronte opposto, chi deve essere nutrito con il lavoro che ormai non è più un fatto dell'esistere ma solo del sopravvivere!
Il cittadino non esiste più, al suo posto c'è un questuante petulante a cui è necessario somministrare lavoro per tenerlo buono; non importa come esso sia, non importa la correlazione con la vita e l'identità.
Non importa più che nasca da un meccanismo di libertà e autodeterminazione di chi chiede aiuto offrendo un posto di lavoro e di chi offre aiuto con le proprie capacità per avere in cambio indipendenza e autosufficienza: la follia del legislatore - che traspare dal linguaggio usato - è quella del Deus Ex Machina che dall'alto della sua posizione, sposta e muove le pedine del suo gioco astratto, offrendo denaro di sussistenza regolamentato. Questo è forse il termine più corretto per indicare questo stato di cose: offrire denaro di sussistenza regolamentato, perché il lavoro non è più visto come un processo che crea evoluzione sociale, tecnologica, umana, economica in una relazione tra persone, ma solo come un processo per tenere a freno il malessere sociale; questo, evidentemente, non è proprio stato ancora capito in ciò che è: un profondo disagio non solo economico ma anche e soprattutto personale di significato nella propria esistenza, per coloro che si trovano oggi esposti alle bizzarrie del potere in quella che sembra ormai essere solo una corsa folle a cercare di chiudere falle che si creano nella nave su cui tutti siamo imbarcati usando, per chiuderle, le parti dello scafo che ancora non fanno acqua!

17 giu 2014

Il Politburo sopravvive in Italia

Mi riferisco all'intervista di Repubblica a Franceschini e ai danni di M5S e Farage.
http://video.repubblica.it/dossier/movimento-5-stelle-beppe-grillo/franceschini-rimborsi-irregolari-all-europarlamento-farage-parla-di-svista/169236/167715

"Svista" è diverso che "rubare", a meno che non appartieni all'opposizione!

Di cosa sta parlando Franceschini? parla di Farage e di "donazioni improprie" e "mettersi in tasca soldi" e addirittura "rubare"! Ma forse non sapendo l'Inglese non ha potuto leggere l'articolo originale e quindi ha capito Roma per Toma!

Ho notato la cancellazione dal sito "Repubblica" del mio vecchio commento!
Offensivo? non mi sembrava; era piuttosto analitico dello stile comunicativo di Franceschini, improntato ad enfatizzare i sospetti con termini estremi e cifre ridondanti, citati con voce compassionevole, come se si parlasse di un monello o di un mentecatto, cui far seguire, sempre nello stesso sproloquio, una blanda possibile ritrattazione/remissione del peccato.
Mentre Franceschini parla di "mettersi i soldi in tasca" e addirittura di "rubare", nell'articolo il Times parla di mancata trasparenza. Un certa differenza tra chi fa parte di un paese civile (l'Inghilterra) e chi no (Franceschini). Ma mi meraviglia che il Times possa aver preso sul serio e per "mancata trasparenza" la mancata registrazione di un fondo ufficiale dato dalla UE (e non da un privato/corruttore come accade in molti altri casi diversi da Farage e UKIP e altri paesi che non sono l'Inghilterra) e mi meraviglia che ciò sia considerato un fatto grave e non ciò che realmente è: una svista!

Il politico italiano e l'Inglese

So che nessun politico italiano si avventura mai a leggere direttamente gli articoli in inglese (in questo caso: http://www.thetimes.co.uk/tto/news/politics/article4063573.ece ) essendo nella quasi totalità (almeno la vecchia guardia di cui si veda un esempio nello spassosissimo: https://www.youtube.com/watch?v=3QoUyV-1dUk) diversamente abili in tale lingua, ma se parliamo poi delle cifre in gioco citate dovrebbero saperle leggere e - anche se citate in tale oscuro idioma - "60.000£" e "dal 2009 circa" (pari a 1000£ al mese) dovrebbero essere riconoscibili anche per loro! Quindi non sono 250.000€ da 14 anni!
Ma si sa, poter accusare un avversario (M5S, che detesto con tutto il mio cuore, ma che in questo caso desidero difendere perché stimo Farage e penso che egli possa fare del bene a M5S e quindi anche all'Italia, perché io appartengo a quella strana specie che pensa: "se io difendo il pensiero del mio avversario, difendo la mia libertà"!) con cifre falsate o di cui come al solito non hanno ben capito il significato (e qui uso lo stile comunicativo di Franceschini affermando che o sono stolti o sapevano di aver distorto le informazioni), accusare, dicevo, fa sempre comodo in una contesa così poco cavalleresca come quella italiana.

Ma allora? E la politica estera?

Certo che non saper leggere l'inglese è prerogativa di molti dei nostri "onesti e incorruttibili" politici, citare fonti distorte è un'altra e non capire il panorama e la situazione mondiale è la naturale conseguenza delle prime due! (affermazione stile Franceschini!)
Se comunque voi che leggete questo commento, siete esperti di linguaggio implicito come lo sono io, sapete che questo di alzare il tono è IL MODO per lasciare una marca emozionale di sdegno indelebile verso il povero Farage (e quindi il M5S) in chi ascolta il discorso di Franceschini; per esempi analoghi si vedano i molti film incentrati sui processi penali, dove qualcuno alla fine di un intervento dice: "obiezione, vostro onore!" e dove è evidente che l'avvocato o il PM che ha appena finito di parlare ha comunque messo a segno un colpo! Non basta la mitigazione successiva per cancellare l'onta generata da parole solo apparentemente ingenue!

I finti ingenui

Questo era il senso del mio messaggio precedente cancellato dal sito la Repubblica: trovo Franceschini molto scorretto e che il suo stile comunicativo è quello dell'antica scuola del Politburo che insegnava ad insinuare gravi accuse dette come fossero ovvietà (se qualcuno vuole avventurarsi nel vocabolo "transderivazionalità" capirà il significato di quanto dico!) che serviva per fare implicitamente capire quanto fosse da stolti non aver afferrato ciò che il Politburo già sapeva da lunga pezza!

Franceschini: Pffffft!

14 giu 2014

Stake-holders & Share-holders


Stamattina stavo leggendo per curiosità su Wikipedia la definizione di Stakeholder per rintracciarne l'etimo.
Spesso i termini Stakeholder (StH) e Shareholder (ShH) vengono confusi da chi li usa: non solo sembrano intercambiabili come parole forse perché si somigliano così tanto ma sembrano affini anche nei concetti. Talvolta StH viene usato anche in contesti in cui il peso relazionale è da ShH.

Fatta questa debita introduzione (lascio a voi cercare il significato di ShH e di StH) mi hanno fatto meditare due punti in contrapposizione dell’articolo che dava la definizione di StH in Wikipedia,
·         la visione della ricaduta operativa implicita a medio e lungo termine dell’etica di un’azienda (di visione Anglosassone o più propriamente USA) che produce un FeedBack indipendente
in contrasto con
·         La apparente necessità per l'Europa di un preferibile sistema di rating etico fornito da un’entità Supra Partes (di visione prettamente Europea), che fornisce una certificazione di qualità secondo una metodologia codificata unica che tiene conto di parametri codificati.
 

Contrapposizione tra USA e Europa?

 
È strano ma quando in Europa si pensa di intervenire per fare evolvere la società, le operazioni sono gestite da vertici ShH’s che mettono in moto macchine burocratiche che studiano regolamenti e costruiscono strutture per poter operativamente assolvere al compito che si sono date. In tutto questo spesso ciò che viene nominato meno è il destinatario dell’operazione o il pubblico.

Negli USA invece tutto si muove secondo un criterio … più Darwiniano?...
Un sistema si mette in moto e comincia a funzionare, tutti da dentro e da fuori lo osservano, e tutto ciò che crea problemi viene sottoposto a revisione.
Nelle aziende più moderne come quelle che adottano visioni di tipo sistemico o che considerano sé stesse organizzazioni che apprendono dal proprio operato, si agisce con largo anticipo sul sorgere dei problemi, restando in ascolto di, o addirittura anticipando, ogni sintomo che possa fare prevedere l’insorgere di difficoltà. Si prendono decisioni coinvolgendo tutti gli StH’s nel processo di individuazione e rimozione dei problemi, secondo il punto di vista di ogni StH disponibile. Il risultato cercato deve essere etico e soprattutto funzionale per il contesto - anche allargato - in cui tali aziende operano; ecco perché ogni parte della società civile coinvolta esprime le proprie necessità e il proprio punto di vista, cui si aggiungono a volte anche portavoce di interessi che voce non hanno come nel caso dell'ambiente.

Feudalesimo come modus

In Europa, in conseguenza del nostro diverso sistema, assistiamo spesso a drastici cambi di rotta. Se cambiano ad esempio gli ShH’s (che da noi sono quasi sempre emanazioni operative di partiti o di interessi non dichiaratamente economici) frequenti sono gli smantellamenti di strutture costruite con scopi anche etici ma che hanno rivelato dopo un certo tempo (in Italia: brevissimo tempo) grossi problemi di funzionalità e insoddisfacente rapporto Qualità-del-servizio/Costo-di-gestione.
Talvolta, e ciò è peggio, vengono lasciati in vita ma con la “bombola dell’Ossigeno” sempre attaccata per non chiudere "posti di lavoro".

Ovvio che nel caso USA il rischio di pirateria è all’ordine del giorno essendoci in gioco interessi privati anche rilevanti, ma spesso ciò che di dis-etico avviene, presto o tardi “presenta il conto” al pirata. Quindi, imparate alcune lezioni a proprie spese, diventa interesse degli ShH’s stessi fermare e rivedere i processi che possono degradare per anticipare i problemi presenti e futuri.

In Europa noi diciamo degli USA: “là c’è il capitalismo delle corporation e la capacità di influenzare l’opinione pubblica è altissima” e non ci rendiamo conto che qui, affidando ai nostri “Deus ex machina” la custodia di nostri supposti valori, ci sottoponiamo a molti altri rischi di soggettività quando non sono di arbitrarietà.

Possiamo affermare che, se il limite estremo di un organo che sussume i poteri di giudizio e indirettamente di censura di una autorità ex divinis è la corruttibilità dei suoi uomini, - e non mi riferisco ovviamente a AEI Standard Ethics che si è data da fare nel passato per dare una valutazione di merito -, a ben volere nella normalità di comportamento di una tale entità, ci può essere semplicemente la generazione di condizionamenti, vincoli e obblighi anche disfunzionali, determinati da criteri che possono essere soggettivi o di parte ma non oggettivi come spesso si pensa (basti pensare alla dicotomia inquinamento/disoccupazione a proposito dell’ILVA di Taranto). In tal modo le soluzioni adottate lasciano ampio spazio a problemi non affrontati e quindi non risolti.
 
Un organo fatto da uomini subisce inevitabilmente un condizionamento politico sociale e spesso emozionale proveniente da direttive ad esempio di natura sociale, politica, economica o morale; quindi un tale organo esprime per sua stessa essenza, interessi soggettivi di parte o di corporazione sconfinando facilmente nell'arbitrarietà o peggio nel fideismo anche semplicemente economico.
Avendo potere di giudizio (e più o meno implicitamente, di censura) un tale organo può generare stati di impasse o di grave danno economico e sociale, senza avere paradossalmente nemmeno la colpa di ciò che ne risulta; a ciò assistiamo quasi costantemente in Italia.

Domanda finale

Cosa frena l’Europa dal fidarsi della gente e delle dinamiche spontanee?
Perché, anche se vediamo i risultati storici del sistema europeo di problem solving, siamo ancora così verticisticamente ancorati ad una visione dove solo gli esperti (e dio) possono fare il bene dell’umanità e dove questa non ha alcuna possibilità di redimersi da sola e di autodeterminare la propria direzione? 
Sarò cattivo, ma credo che possiamo parlare tranquillamente di una forma tardiva di feudalesimo.

L'Italia dei Comuni

Anche se illuminato il Feudalesimo aveva dei gravi limiti e fu solo quando si arrivò in epoca comunale - quando cioè anche la gente comune cominciò a diventare partecipe delle decisioni che riguardavano la sua vita (gli eserciti comunali contro l’impero e il papato ne sono un esempio) e una certa ricchezza e benessere si diffusero in ogni ceto sociale - che si compresero i limiti del sistema feudale: produceva una ricchezza relativa enorme per pochi, ricchezza che comunque era enormemente inferiore, in assoluto, della ricchezza raggiunta in epoca comunale da molti di più, quando tutti partecipavano al sistema decisionale e la ripartizione del benessere era più omogeneo.

Il feudalesimo dirigista, per quanto illuminato è cosa di chi comanda; chi lo subisce non vi partecipa, né vi collabora: la segregazione tra chi decide e chi subisce diventa totale e la povertà diventa pervasiva perché la ricchezza non produce il benessere atteso e lo spreco delle risorse è la regola.
Con lo spreco delle risorse arriva abbandono, povertà, decadenza, arbitrio e ignoranza e presto o tardi guerre ed epidemie diventano dilaganti.
Non voglio avere questo futuro.
Ne “La maschera della morte rossa” E.A. Poe, non salva il principe che si rinchiude nel castello durante l’epidemia!
 

Il grande tarlo (piccola cattiveria finale!)

I sistemi verticistici Europei, non mancano di etica, ma a volte la pretesa etica di molte iniziative nasconde pessime abitudini di pensiero retrostanti non confessate nemmeno a sé stessi dai partecipanti di tali sistemi:
  • il piacere che deriva dal potere, in chi dispone (nonostante si dica che solo dio ne dovrebbe avere il potere)
  • il piacere di sentirsi buoni/utili/capaci/etici etc.
  • ma soprattutto il fatto di potersi giustificare, di fronte alla propria coscienza che si è autoassolta e gratificata della sua magnanimità e lungimiranza, dei compensi principeschi che molti “gestori” della cosa pubblica hanno!

13 set 2013

... saremmo l'Australia di Rupert Murdoch


Il giorno in cui qualcuno riuscirà a convincermi che Berlusconi è il nostro principale problema, smetterò di pensare di emigrare per poter dimenticare questo paese di m... che non capisce dove sono i veri problemi e chi li gestisce a suo comodo.
 
Il paradosso
SB, con il suo interesse centrato sull'Italia, è l'unica persona adatta ad opporsi a tutto il resto dello schieramento di potere che, senza il cosiddetto nano, avrebbe finalmente la possibilità di agire indisturbato e di concerto come ha sempre agito, nel totale disinteresse per la nazione Italia, come nel caso di MPS; una volta fatto fuori il nano, chi li tiene più a bada? Il reato di cui tutti si scandalizzano: evasione fiscale; pensate che l'evasione fiscale di cui è accusato sia stata più dannosa dei 9 miliardi di Euro buttati nel cesso da MPS (che hanno dato una boccata di ossigeno alla Spagna del Santander)? MPS, se dovesse essere messa in crisi da questa operazione, verrebbe risanata coi soldi delle nostre tasse, (circa 500€ a testa per ogni contribuente e circa 1200€ a testa per ogni contribuente vero, cioè del settore produttivo). Lì un deficiente zelante (solo zelante?) che voleva fare bella figura con l'acquisizione di Antoveneta, ha fatto un danno enorme che non sta minimamente pagando: verrà sicuramente accomiatato con una buonuscita di qualche centinaio di milioni di Euro. Tutto questo ha interessato i giornali, marginalmente e solo per un paio di giorni.

Seriamente volete che l'unica persona che ha chiaro il significato dei soldi in mezzo a quella bolgia di ignobili, prebendati da qualche istituto più o meno fittizio, dei nostri politici/amministratori/dirigenti, vecchi e nuovi, venga fatto fuori perché finalmente quella marmaglia possa avere mano libera? Seriamente credete che l'importanza data alla lotta contro SB sia superiore all'importanza del danno di MPS? Non vi suona un po' strana la discrepanza vent'anni spesi in guerra contro SB e solo due giorni per MPS?
Ma i criminali veri (e credo che molti abbiano le mani sporche anche di vero sangue) non sono i Berlusconi, ma altri, quelli che riescono a mettere tutto a tacere. Non basta una connivenza per fare tacere tutto, ci vuole molto di più!
 
Il reato di Evasione Fiscale e tutti gli altri...
Non dimentichiamo che l'evasione fiscale  in Italia, per certi versi, è una forma di autodifesa da uno stato pescecane e lo affermo anche se so che questa frase è soggetta a molte censure e a molte illazioni; l'erosione degli utili di impresa, provocata dalle tasse, è stata nel passato ed è ancora oggi all'origine di molte acquisizioni da parte di stranirei delle nostre imprese senza liquidità: una buona cosa no? Così almeno i padroni italiani sono andati a farsi fottere!
 
Inoltre se Berlusconi, come sostengono in tanti, fosse un corruttore che usa il suo denaro per avere ciò che vuole, allora direi che è un sognatore: crede che il mondo sia più onesto di quello che è in realtà, lui crede ancora nel potere del denaro, mentre gli altri usano, per fare flettere il mondo intorno a loro e a loro vantaggio, ogni forma di ricatto pressione e gogna possibili e immaginabili, etc. Vi ricordate il caso Marrazzo e dintorni? Come ha fatto a sparire tutto così in fretta?
SB rappresenta una sorta di anti potere, sicuramente non il migliore, ma per certi versi abbastanza efficace: uno che non è allineato con la nomenklatura della BCE e di altri poteri forti e antichi e di altri più recenti ma non meno pericolosi che ci governano.

L'odio acceca
Ma finché si è accecati dall'odio che ci hanno istillato a forza in venti anni di continuo martellamento (ne sono vittime tutti gli intellettuali (o sedicenti tali) che non apprezzano né i soldi né tantomeno chi li sa fare - "i soldi oddio che schifo" e difatti i soldi stanno abbandonando definitivamente l'Italia - per loro è lo Stato che si dà da fare per i loro stipendi e pensioni-immeritate), non si possono  notare le differenze di pesi e misure che in Italia si usano
 
Non si può nemmeno notare come tutta l'opinione pubblica mondiale giochi contro l'Italia per ricacciarci ai tempi di Rumor/Leone etc. e delle loro politiche ridicole, quelle dei "vincoli culturali e di amicizia che ci legano al Gabon/Nigeria/Vietnam/Congo Belga etc." cancellando di fatto il peso diverso che l'Italia cominciava ad avere (si vedano le foto dell'incontro Bush Berlusconi Putin) e non ci si accorge più di come tutta la politica italiana sia una immensa cacata priva di idee ma solo di ricatti a suon di veti incrociati. E Berlusconi non è il punto di partenza.
Siamo un paese alla deriva in attesa di uno tsunami che ponga fine al tutto e dove tutti continuano a litigare e a darsi la colpa, invece di guardarsi in giro e cerca di fare qualcosa con ciò che già abbiamo, incluse le capacità di SB.
Triste destino per chi rimane qui a guardare e sperare!

Moltissimi sono gli ingenui, manipolati e focalizzati su obiettivi marginali, pensate che quasi nessuno di voi ha reagito alla legge passata in silenzio in Europa secondo cui tutte le sementi agricole devono tutte essere certificate e di provenienza "industriale", preoccupati com'eravate di Berlusconi! Questa legge cancella di fatto tutte le varietà autoctone e crea un mercato di varietà monoclonali, molto delicate sul piano biologico e di competizione ambientale e inoltre consegna tutta l'agricoltura ad un'industria dove OGM etc sono una religione.

Sapete quante altre cose come queste vi siete persi? E qui Berlusconi non c'entra, c'entrano i suoi nemici, quelli della globalizzazione selvaggia (ammettete che SB non è un globalizzatore e non ha interessi globalizzanti?), quelli che fanno affari ogni giorno sulla nostra pelle: dai vaccini, ad ogni forma di sfruttamento del terrorismo psicologico delle masse e, primi tra tutti i terrorizzati, degli intellettuali.
 
Auguri a tutti noi!

30 lug 2013

Riaprire la caccia ai cinghiali

Sono alcuni anni che i cinghiali hanno ripreso a farsi vivi, troppo vicino alle abitazioni di chi vive in campagna.
Dall'anno scorso e nei mesi recenti anche da noi sono arrivati a meno di dieci metri e la cosa comincia preoccuparci, anche perché spesso non sono soli ma in gruppo e pertanto pericolosi quasi come un branco di lupi. Qualcosa è cambiato nel loro comportamento, qualcosa deve essere fatto per non sterminarli tutti ma per tenerne comunque lontani la gran parte (quella destinata a sopravvivere).

Memoria collettiva suina (e umana)

Ritengo che il comportamento dei cinghiali sia cambiato dal passato e stia ancora cambiando, diventando di generazione in generazione sempre più pericoloso in quanto sono animali non più cacciati, nei tempi recenti, dall’uomo. Stanno infatti diventando sempre meno timorosi dell’uomo e sempre meno memori dei tempi andati.
Ritengo che il fatto sia dovuto alla labilità della memoria collettiva e di quella dei cinghiali in questo caso particolare, soprattutto se sono stati - come si dice - incrociati con maiali semi domestici.

Se consideriamo che l’uomo stesso ha una tale labilità, figuriamoci i cinghiali. Infatti, se continuamente braccati nel passato per le loro carni e la loro pericolosità si erano rifugiati lontano dall’uomo, un lungo periodo di tregua nella caccia ha fatto loro dimenticare (compatibilmente con il termine e il cervello del cinghiale!) i periodi in cui ogni cinghiale che si avvicinava all’abitato era un cinghiale morto o ferito. sarebbe opportuno quindi ripristinare questa memoria di "terrore" negli esemplari attuali, per la salvaguardia di chi vive come me in campagna.

Ferire per abbatterne di meno.

Pertanto propongo a chi si occupa della limitazione della proliferazione, non soltanto di darsi da fare per abbattere in via definitiva i capi “fuori zona”, ma di adottare misure deterrenti/terrorizzanti nei confronti di quelli che si decide di mantenere in vita - anche per loro salvaguardia - con azioni che lascino di nuovo l'antica traccia di timore nei confronti dell'Umano, quali ad esempio:
  • ferimento in organi non vitali come ad esempio nelle cosce
  • abbattimento di solo alcuni capi di un gruppo (so che è pericoloso), come ad esempio della scrofa lasciando vivi cuccioli svezzati.
  • Ripresa della caccia coi cani (compatibilmente con la salvaguardia dei cani stessi)
Tali soluzioni, che sono meno cruente dell'abbattimento vero e proprio, diventano propedeutiche per i cinghiali sopravvissuti a non avvicinarsi alle abitazioni e continuare a considerare l’uomo come “off limits”. Questo li spingerà a rientrare nelle foreste inabitate e allontanarsi dalle coltivazioni di olivi, ciliegi e viti e soprattutto dagli umani per i quali cominciano seriamente a costituire pericolo.

Quattro passi nella Suburra

Ricordo a chi legge queste righe che noi, che viviamo in campagna, non siamo Obelix e anche se dei cinghiali pensiamo la stessa cosa, tale visione è può essere condivisa dal cinghiale nei nostri riguardi.
Se qualcuno è contrario a alle misure descritte, ne trovi di migliori. Se ritiene invece che il cinghiale sia sacrosanto, lo invito a venire a fare due passi di notte da me, tra gli olivi a notte fonda, quando è operativo e affamato.

Qualora invece abitando troppo lontano non ha modo di raggiungermi, se desidera provare la stessa nostra ebbrezza serale, scelga il quartiere più malfamato della sua città, indossi una catena d'oro al collo e dopo essere passato davanti ad un bar malfamato, si incammini per vicoli oscuri: quando sentirà un fruscio alle sue spalle e sentirà l'orripilazione istintiva del pericolo, proverà la nostra stessa ebbrezza.
Poi torni a queste righe e mi racconti.

... e poi, cosa credete che accada alla memoria collettiva di noi umani? nulla di diverso!

22 mag 2013

Le colpe degli altri

Finché gli Italiani saranno capaci di scoprire solo i problemi creati dagli altri, una specialità dei popoli latini e mediterranei, e mai i problemi creati da loro stessi come singoli cittadini, credo che andremo sempre più a fondo!

Non credo che nessuno ammetterà mai, perché glielo dice un altro, che la colpa è sua e ancora più difficilmente rinuncerà a qualche privilegio acquisito attraverso questa sua colpa e quindi non ci sarà un primo a generare l'effetto valanga!
Inoltre siamo più propensi a punire i colpevoli e la colpa (ma di chi e quale è poi?) che a trovare soluzioni: siamo un popolo di gelosi che affonderebbero con le loro mani il Titanic se fossero stati esclusi dalla cabina di comando pur raccomandatissimi per una qualche ragione, in genere plausibilissima e assolutamente legittima!
Poi non sappiamo e non volgiamo fare i conti: ci scandalizziamo per 1000 parlamentari che sperperano 100 milioni di Euro ma non facciamo una piega se 15 milioni di Italiani si intascano 100€ al mese in più di quanto dovrebbero (in relazione a quanto versato): lo chiamiamo diritto acquisito - sì, a spese dei nostri figli che preferiscono andare a fare gli apolidi in un a terra straniera piuttosto che dare il sangue che i loro nonni gli hanno succhiato con largo anticipo (vedi mio post paradossale su http://code001it.blogspot.it/2011/11/natale-si-avvicina-e-ora-di-regali-dai.html ) - e non ci passa nemmeno per l'anticamera del cervello di mettere mano a una sperequazione generazionale. Se ne è parlato ma tutto poi è stato messo a tacere. Quelli sono veri soldi! sono miliardi e non solo "qualche centinaio di milioni"
Perché uno stato di squallidi e ignobili furbetti falsi e auto indulgenti dovrebbe essere attraente per l'economia mondiale? o perché dovrebbe esserlo per le ultime aziende ancora sopravvissute?
Finché non sapremo recitare un vero Mea culpa, scevro da ogni religione e da ogni assoluzione con sole tre avemaria, non ne usciremo!
E sono ottimista!

03 nov 2012

La creatività non è dell'Italia

Le mie esperienza recenti, in ogni occasione: dalla gita in montagna a che film andare a vedere, o che direzione far prendere ad un gruppo di intellettuali, in Italia richiede fondamentalmente una cosa: "da che parte stai?". Questo è il primo requisito che viene chiesto ad ogni Italiano.
Sarà che siamo nati in una nazione che nazione non è mai stata, che l'opportunismo di cui ci ha parlato Indro M. è un'altro caposaldo della nostra cultura, ma nell'opportunismo troviamo sempre come prima domanda quella, prima ancora di sapere i presupposti della fazione a cui si deve aderire.
In un contesto di questo tipo, tenendo conto di cosa significa Intelligenza Collettiva, e di quale environment necessita, è chiaro che la creatività non può allignare qui, dove il meccanismo dell'appartenenza ad una fazione è principe. La fedeltà implica la condivisione delle emozioni di bandiera (o di campanile)e in nessun organo dove è richiesta la fedeltà può entrare e sopravvivere un creativo. Un creativo vero, uno di quelli che pensano con idee innovatrici affonda la sua capacità nel dubbio e nella provocazione, desidera avere dagli altri risposte che mettano in crisi il suo sistema innovato; non può creare spostamenti di millimetri, deve cercare di produrre un'onda d'urto elevata per vedere i segnali sismici di risposta, solo così può capire come è fatto il sottosuolo della realtà, di quella realtà che in molti condividono, ma spesso solo come vaga percezione. Le onde sismiche di una grave provocazione, spesso fanno affiorare frammenti e diafane immagini di una realtà ignota che il creativo sa fare confluire in un modello più avanzato di ogni singolo frammento di interpretazione in possesso agli altri, singolarmente.
Ma vi figurate in un clima di aderenza ad una fazione un creativo vero che lancia una provocazione? La prima cosa che rischia è di essere malmenato dalla sua stessa fazione e una volta lasciata la sua, non può certo sperare nell’appoggio dell’altra , quindi ha due opzioni: o si allinea con la sua fazione e la smette di provocare e comincia “a parlare come mangia”, o vive da solo isolato e spesso vilipeso da entrambe le fazioni che si contendono il terreno dello scontro, sulla base di un’effimera auto-definizione di “Noi siamo i buoni”
L'Italia un paese creativo, forse solo nella moda e nelle canzoni.
Ma forse esistono anche quelle libere repubbliche dove si viene accolti per quello che si sa e che si è disposti a fare per gli altri e non per la fedeltà che si è disposti a giurare all’atto dell’assunzione.
Sono poche e sempre più nascoste agli occhi della maggioranza, o appaiono come dei miti irraggiungibili.
E lo sono per i più!

19 set 2012

Misurabilità non significa controllare un processo

Da un Thread di discussione "in alio loco"

Stavo meditando tra ordine e caos, e sono arrivato ad una conclusione: troppe persone, oggi, hanno un concetto di Ordine che coincide solo con un'area di misurabilità dei fenomeni e per il pensiero sistemico - cui in parte mi rifaccio - credo sia ritenuto un grave problema che le organizzazioni che si definiscono Ordinate devono superare.
Dalla misurabilità all'illusione del controllo il passo è breve!

L'estensiene del Background

Quando si parla di soglia del caos, mi vengono in mente gli studi sui fenomeni armonici e le trasformate di Fourier, il Caos oggi è una zona dove le variabili in gioco non sono ancora state identificate (Potete vedere il gruppo Quantitative Complexity Management in Linked In) e dove appartengono ad un rumore di fondo non sempre decifrabile.
Siamo in un'epoca in cui il background è diventato così vasto (cerco di dare la sensazione di questa affermazione: le ISO9000/UNI29000 hanno ampliato la zona di background inserendo nel sottofondo ambientale della vita aziendale anche tutta una vasta area di inconvenienti che normalmente appartenenvano alla zona della mente "Fai attenzione!") che alcune perturbazioni che nei tempi passati (anche solo 40 anni fa) sarebbero appartenute all' "indecifrabile/non percepibile" oggi sono considerate perturbazioni di sistema.
 

Razionalità contro Logica

(Spiego qui perché contrappongo razionalità e Logica)
Quando analizziamo la realtà abbiamo in compenso la tendenza a utilizzare le armoniche che ci paoino più utili e ad escludere quelle che invece non sappiamo gestire. Questo modo di agire è ciò che io chiamo il pensiero razionale, il quale si muove solo nell'area del dimostrabile, ed io lo contrppongo al pensiero logico che desidera per sua natura inglobare ogni possibile indimostrabilità come appartenente al sistema stesso, perché il sistema esiste indipendentemente dalla sua misurabilità.
In questa dicotomia, ho inserito uno strumento sulla zona di confine che è "il Paradosso", un'area dove alcune regole sono valide ma provocano contraddizione in ciò che consideriamo asserzioni ortodosse.
Ma il paradosso comunque, nella mia visione, sta sul limite di ciò che è comprensibile e non di ciò che è semplicemente enunciato. Il pensiero razionale si nutre di enunciati.
Mi è difficile pertanto accettare ad esempio come metafora del confine tra ordine e caos le teorie che partono dal campo delle affermazioni (o postulati) aprioristiche ed oggi nel caos della mente razionale Occidentale e della crisi del sistema delle dimostrabilità l'inquinamento delle affermazioni aprioristiche è ormai quasi completo. Restano pochi difensori del pensiero logico e molti, troppi vagolatori del pensiero razionale: vagolano perché necessitando di affermazioni e postulati, facilmente cadono preda di teorie inconsistenti che poggiano su postulati assolutamente nominali, quale ad esempio tutta la congerie di affermazioni basate sul concetto di Energia in cui in tale vocabolo vengono fatti confluire e congiunti concetti assolutamente non congrui, quali: "eccitazione della mente", "energia come definita in fisica" e altri fenomeni che avvengono in presenza di energia come "vibrazioni" etc.

Gli Esperti: paladini della Sindrome del Controllo.

In tutto questo caos (non caos nell'accezione già citata, ma nel caos del pensiero), entrano in gioco gli esperti. Io, peronalmente, sono del parere che anche solo enunciare la parola "esperto" si entri in un area di rischio: gli esperti sono gli alfieri della razionalità, della misurabilità, della sindrome del controllo. In quella discussione avevo usato M. Monti come unico esempio, ma era un colpo basso poteva essere un ragionamento induttivo e me ne sono scusato, ma era ed è comunque un caso embelmatico ed eclatante.
Cosa è un esperto? E' esperto a quale livello? nella mia vita ho incontrato molti esperti e lo erano sempre solo fino ad un certo meta-livello, cioè solo fino ad un certo piano degli infiniti livelli che compongono un problema ad esempio di tipo aziendale:
  • il sintomo
  • la causa
  • il sistema che genera la causa
  • lo spirito nel team dove si lavora
  • la relazione tra le persone
    • il significato di soddisfazione di chi lavora
    • il riconoscimento del ruolo di ogni persona
  • il significato che la qualità ha nell'azienda
    • prodotto
    • servizio
  • il posizionamento dell'azienda nel mercato
  • etc.
Ma la loro expertise si fermava sempre ad un numero limitato di variabili e di livelli e si perdevano quasi regolarmente il plot generale.

Conoscenza verticale Vs Conoscenza trasversale

Se la profondità di conoscenza in un ambito può essere strumentalmente proficua, la incapacità di muoversi a lato è spesso un limite quasi insopportabile per far fare un balzo in avanti ad un'organizzazione di qualsiasi genere.
Spesso nella sofferenza e nel languire di certe organizzazioni ed aziende si rintraccia un DNA cellulare, con un destino di replicazione e di funzionalità definite ineluttabile. Manca cioè la visione di un organismo, di una entità cioè che oltre a mettere in moto meccanismi deterministici, sia anche in grado di affrontare l'inatteso e di metter in campo azioni molto più complesse di quelle di una sola cellula. Le prassi nelle organizzazioni spesso sono più delle risposte meccaniche a sollecitazioni dirette. E' importante mettere in campo processi evolutivi dettati non soltanto da queste sollecitazioni, ma anche da percezioni a lato, è importante introdurre nuove prassi che tengano conto di queste percezioni: è importante avere nelle organizzazioni persone in grado di cogliere ciò che è apparentemente marginale.
I processi evolutivi infatti nascono dalla sopravvivenza apparentemente casuale di prassi nuove. Queste hanno maggiori prob abilità di successo se riescono a tenere conto del caos e del rumore di fondo.
Ma noi siamo sempre più propensi a credere nel Lamarckismo che nel Darwinismo: il Darwinismo è sistemico - tutto può contribuire alla modificazione della specie testando i singoli - , il Lamarckismo è lineare e razionale, induttivo - ogni sinbgolo si trasforma, basta volerlo!-

Io non ho dubbi con quale stare.